le nonne di Francesca (Cossoine), Monica ( Osilo) , Riccardo (Monte Fenosu)
Su giogu chi faghiada nonna mia si giamaiada su giogu de pedruschedulas.
Su giogu si faghiada cun chimbe pedras, o chimbe ossos de arveghes o de anzone.
Cun sas pedras si faghiada unu quadratu e po ogni angulu si poniada una pedra.
Sa quinta pedra si poniada in mesu de su quadratu.
Su primmu giru si ettaiada in altu sa pedra de mesu e si accogliada a una a una sas pedras de sos angulos.
In su segundu giru sas bator pedras si torraiana a sistemare in terra, sa quinta pedra si ettaiada, e in su momentu si accogliana duas pedras tott’umpare, faghinde attenzione a no fagher ruede sas pedras accoltas in terra.
Si peldiada una pedra, si giogu passaiada a s’ atru giogatore.
In su telzu giru sas bator pedras si sistemaiana in terra, sa quinta pedra si ettaiada in altu e in su momentu si accogliana sas pedras tott’umpare dae terra, faghinde attenzione a no las fagher ruere.
Su giogu duraiada finzas a cando chie cumandaiada su giru no lu peldiada, e tando su giogu passaiada a s’ atru giogatore.
Gustu giogu si podiada faghere a sa sola, o in cumpagnia.
Il gioco che faceva mia nonna si chiamava il gioco delle cinque pietre, conosciuto in sardo come il gioco del pedruschedulas.
Il gioco si svolgeva così: si formava un quadrato e per ogni lato si metteva una pietra.
La quinta pietra si sistemava al centro del quadrato.
Nel primo giro si lanciava in aria la pietra centrale e contemporaneamente con la stessa mano si raccoglieva una per volta le pietre che stavano ai quattro lati.
Nel secondo giro le quattro pietre si risistemavano in terra; la quinta pietra si lanciava sempre in aria, ma anziché raccogliere una pietra per volta, se ne prendevano due per volta, facendo attenzione però che le pietre raccolte non cadessero per terra. Se ciò avveniva, il gioco passava alla compagna.
Nel terzo giro le quattro pietre si sistemavano sempre per terra, la solita quinta pietra si lanciava per aria e contemporaneamente si raccoglievano in una sola volta tutte le quattro pietre.
Questo gioco durava fino a che, chi conduceva il gioco non perdeva.
Quindi il gioco passava in mano all’altra compagna.
Con questo gioco si può giocare sia da soli che in compagnia.
nonne di Chiara , Alessandra (Sassari)
Si pigliani zincu preddi, quattru si dagani in terra e l’asthra si teni in manu.
Si lampa la predda in althu, subiddu si ni accogli un’ asthra da terra zischendi di acciappà chissa lampadda in altu senza falla caggì.
Si ni lampani dui, si ni piglia un’asthra predda da terra e bisogna acciappà chissi lampaddi.
Si ni lampani tre, si ni accogli un asthra predda da terra e si debini piglià chissi lampaddi in althu.
Si lampani quattru preddi, si ni accogli un asthra da terra e si acciappani chissi a ruboru.
Vinzi ca ridesci a piglià senza fa caggì li zincu preddi.
Le cinque pietre
Si prendevano cinque pietre, quattro si lasciavano per terra e l’altra si teneva in mano.
Si lanciava la pietra in aria, subito se ne raccoglie un’altra da terra cercando di acchiappare quella lanciata in aria senza farla cadere.
Se ne lanciano due, se ne prende un’altra da terra e bisogna acchiappare quelle lanciate.
Se ne lanciano tre, si raccoglie un’altra pietra dal suolo e si devono prendere quelle lanciate in aria.
Si lanciano quattro pietre, se ne raccoglie un’altra da terra e si acchiappano quelle al volo.
Vince chi riesce a prendere senza far cadere le cinque pietre.