Gli aspetti pedagogici ed educativi
sui quali si fonda il cambiamento della scuola ovviamente non possono non
interessare innanzitutto il curricolo scolastico
che vede il superamento dei programmi ministeriali
a favore della scelta di apprendimenti articolati su nuclei fondanti e percorsi
altamente significativi dal punto di vista formativo.
Che cosa dovrà conoscere il
bambino? Che cosa dovrà saper fare? Quale uomo dovrà diventare per affrontare
il mondo in cambiamento?
Per rispondere a queste domande, la
nostra scuola orienta la propria azione educativa agli obiettivi
fondamentali espressi dal D.P.R. 275/99 (Regolamento dell’Autonomia Scolastica), dalle Indicazioni Nazionali e dal Pecup
e dalla ricerca sociologica e psicopedagogica più accreditata sul piano
scientifico.
La ricerca sociologica, sostiene
che i cambiamenti profondi e l’innovazione rendono rapidamente obsoleta ogni
nuova conoscenza, mentre l’acquisizione delle conoscenze, sempre più, dalla
scuola parallela dei mass media, in particolare di Internet, rendono
problematico prevedere quello che domani gli alunni dovranno sapere, per cui il
compito della scuola non è tanto quello di fare
acquisire conoscenze quanto la capacità di imparare.
La ricerca psicopedagogica ci
invita a prendere consapevolezza, innanzitutto, che le capacità motorie,
affettive, sociali, linguistiche, cognitive, estetiche, matematiche, ecc. non si
sviluppano solo nei primi anni di vita, ma continuano a formarsi durante tutto
il corso dell’età evolutiva e che pertanto la scuola, a qualsiasi livello,
deve mirare soprattutto a promuovere la formazione di
capacità e di atteggiamenti.
I bambini, pertanto, debbono
acquisire non solo le conoscenze essenziali, ma debbono anche e soprattutto
sviluppare “competenze”.
Le competenze sono costituite non
solo da capacità (abilità, poteri mentali), ma anche da atteggiamenti
(propensioni, predilezioni, interessi, motivazioni).
Nell’ organizzazione generale del
curricolo si è voluto puntare perciò in modo particolare allo sviluppo di finalità generali quali non solo l’alfabetizzazione
culturale, ma soprattutto, la valorizzazione della persona.
Accanto alla promozione delle competenze di base, per lo sviluppo dell’autonomia
di scelta personale, e specifiche, di derivazione disciplinare, si è puntato in
modo particolare sulle competenze trasversali:
mettersi
in relazione con gli altri, ascoltare e sintetizzare il pensiero altrui e
cooperare
saper
organizzare un piano di lavoro e discuterlo con gli altri
comunicare
in vari modi, esprimere le proprie idee, argomentare e parlare in gruppo
definire
un problema, analizzarlo e cercare soluzioni.
Queste faranno da filo conduttore
nelle diverse situazioni di gioco, di studio, relazione, comunicazione e problem
solving, non solo in percorsi legati alle discipline ma anche nelle attività di
laboratorio.
Superata così una visione del
curricolo che poneva al centro contenuti, materie e discipline di studio, si
valorizzeranno tre dimensioni fondamentali:
quella
cognitiva che riguarda la riorganizzazione dei saperi;
quella
operativa che riguarda lo sviluppo delle abilità alla base delle
competenze;
quella
affettiva che coinvolge atteggiamenti, convinzioni, motivazioni... il saper essere e stare
insieme.